Il Trionfo di Trump

Rosario Nicoletti

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IL TRIONFO DI TRUMP

Con un distacco del tutto inaspettato, Trump ha vinto le elezioni, diventando il 47mo Presidente degli USA. I più ottimisti pensavano ad una vittoria, ma non ad un trionfo; la prima cosa da osservare è il fallimento dei  sondaggi, che prevedevano un risultato incerto, ottenuto per una manciata di voti. Di questo clamoroso fallimento sono possibili due spiegazioni diverse, eventualmente concorrenti: o gli intervistati non volevano dire che avrebbero votato per Trump, ovvero che i sondaggi hanno fatto  da sponda ai mezzi di comunicazione, quasi tutti schierati contro. Entrambe queste spiegazioni sono un segnale molto triste sullo stato delle democrazie occidentali, proprio nel paese del più antico assetto democratico.

  La vittoria di Trump interrompe il corso di una politica che si è svolta nell’Occidente dopo la seconda guerra mondiale; una politica che ha consacrato il ruolo degli USA di leader mondiale, all’ombra del quale il capitalismo ha sconfitto il comunismo, ma ha cambiato pelle, creando i presupposti della globalizzazione e favorendo così la nascita di un mondo multipolare, con il quale ci troviamo oggi a fare i conti. Nello stesso tempo, come accade nelle società opulente, prive di stimoli alla crescita, i valori tradizionali e religiosi sono stati sostituiti da feticci ed utopie; l’affannosa rincorsa all’ecologia ne è l’aspetto più evidente.

  Dobbiamo essere grati al “capitalismo”, figlio della libertà economica e dell’iniziativa privata; ha consentito negli ultimi due secoli uno sviluppo economico straordinario ed è diventato, come pensava Adam Smith, la “ricchezza delle nazioni”.  Sono passati un paio di secoli dalla nascita dell’industria con le sue macchine ed i suoi mitici personaggi  che venivano chiamati “capitani”.  Come spesso accade alle cose nuove, accanto ai benefici si sono presentati inconvenienti. L’industrializzazione ha portato con se due fardelli, con i quali il mondo ha continuato a fare i conti per molti anni: lo sfruttamento dei lavoratori addetti, e i danni all’ambiente. Per combattere il primo si sono strutturati sindacati e partiti, e la retorica collegata alla sacrosanta esigenza di difendere il lavoro, ha fatto si che il mondo si dividesse in due blocchi, l’uno a difesa dei lavoratori e l’altro a difesa del capitalismo. Questa situazione ha avuto fine con lo smantellamento del muro di Berlino, che divideva  quella città, ma anche i due mondi tra loro in competizione. Tutti sanno come sono andate le cose, e ciascuno può dare il proprio giudizio.

  Nasce l’ecologia. La consapevolezza dei danni all’ambiente è maturata più tardi, dopo la seconda guerra mondiale. Ci si è accorti che intere città vivevano in una nebbia fitta, che trasportava sostanze tossiche, derivanti principalmente dalla combustione del carbone. In Inghilterra, per descrivere la nebbia che affliggeva Londra, è stata coniata la parola “smog”, da smoke (fumo) e fog (nebbia). La crescita impetuosa dell’industrializzazione e dei consumi di carburanti ha esacerbato i problemi dell’inquinamento: è cominciata così una corsa all’inseguimento di un obbiettivo molto difficile da raggiungere, cioè insediamenti urbani ed industriali dove si potesse respirare aria pura come nelle campagne.  L’ecologia, che ha in realtà mille volti, con la sua raffica di divieti e direttive è stato il terreno ideale sul quale è cresciuta e fortificata la burocrazia di Bruxelles: come vedremo più avanti, le restrizioni sulle “emissioni”, le direttive e le leggi emesse per “salvare” l’ambiente sono la principale causa del declino dell’industria europea.

  Crescita e senescenza del capitalismo. Per comprendere quanto è successo in questo mondo è necessaria una riflessione sulla evoluzione del “capitalismo” e dell’industria in genere. Ai primordi della rivoluzione industriale, capitalismo ed industria erano da attribuire alle stesse persone. Chi aveva soldi, od era in grado di procurarseli, se aveva l’animo dell’imprenditore metteva su una industria; questa, la “fabbrica”,  era legata alla persona; tutti ricordano i nomi  Ford o Pirelli. Il “padrone” al timone dell’azienda ha una conseguenza  importante: significa che la guida è nelle mani  di persona che le è affezionata. Questa caratteristica  del capitalismo nella sua giovinezza aveva la sua importanza; i “capitani d’industria” amavano le proprie creature, amavano i collaboratori e tutti quelli che contribuivano alla buona salute dell’impresa.   

  Sono trascorsi un paio di secoli e l’invecchiamento del capitalismo ha portato novità. Molte aziende sono cresciute a dismisura, con bilanci paragonabili a quelli di alcuni stati. Non hanno come padroni delle persone fisiche, ma gruppi finanziari, e sono guidate da amministratori che a suon di decine di milioni l’anno di remunerazione cercano di realizzare il massimo profitto. Quali che siano le prospettive future di sviluppo, o l’esistenza di problemi etici o morali, sono questioni che non riguardano l’amministrazione di questi colossi. La crescita smisurata dell’impresa, una patologia del capitalismo, è stata favorita dalla globalizzazione, ma è diventata nello stesso tempo funzionale a quest’ultima. Ed è proprio la globalizzazione, il mito di un mondo senza frontiere, che , se da un lato ha permesso ad alcune contrade del mondo di progredire, ha messo in concorrenza paesi con economie molto diverse, creando problemi di impossibile soluzione.

  La finanziarizzazione dell’economia. Industria e finanza in anni ormai lontani andavano a braccetto. Le aziende diventavano “società per azioni” e queste azioni, il cui insieme descriveva il valore dell’impresa, erano oggetto di scambi. Sono nate così le “Borse”, dove vengono trattati i titoli azionari. Questo sistema è ancora oggi in vigore, ma alle azioni tradizionali si è aggiunta una quantità immensa di titoli che non hanno alcun corrispettivo materiale.  Si tratta quindi di semplici carte dal valore virtuale; l’aspetto che non saprei definire se grottesco o preoccupante è che il valore di questa massa di titoli (fluttuanti nell’aria) è di moltissime volte superiore a quello delle azioni legate a beni reali. Così, mentre il commercio delle azioni era una appendice dell’industria, la crescita smodata della finanza ha fatto si che l’industria  diventasse lei una semplice appendice;  tutto questo ha compromesso anche il ruolo che avevano le banche nella Società.  Le “banche” nascono dalla esigenza di coloro che possiedono  risparmi  di metterli da parte, ottenendo anche una remunerazione; mentre chi ha bisogno di denaro, lo chiede a chi lo ha in deposito, pagando gli interessi . Semplicemente si può dire che le banche sono nate per commerciare il denaro.  Mano a mano che l’economia veniva conquistata dalla finanza, le banche, disponendo di denaro, si sono anch’ messe in “affari finanziari”; la nuova attività ha favorito la crescita di alcune a danno di altre, creando banche di grandissime dimensioni, con capitali mostruosi. Sono sopravvissute un certo numero di piccole banche, il cui numero si riduce continuamente, perché le grandi sistematicamente “divorano” le piccole. A queste ultime è rimasto il ruolo di fornire il credito alle attività delle piccole e medie imprese; dare il credito alle “piccole” attività del territorio rappresenta l’ ossigeno indispensabile all’economia, mentre  è diventata per le grandi banche una attività secondaria.

La Globalizzazione. All’inizio del XXI secolo ha cominciato a consolidarsi l’idea che l’intero mondo, già considerato come un agglomerato di popoli con differenti culture, sistemi di governo, linguaggi diversi potesse essere considerato come una unica realtà nella quale individui, popoli, potessero muoversi liberamente e commerciare senza frontiere. Questa utopia piacque a molti; la rapidità e facilità nelle comunicazioni con le quali negli anni ’90 erano diventate possibili per l’entrata in funzione della Rete, costituivano la premessa della così detta “globalizzazione”.  E proprio per favorire il commercio mondiale nel 2001 la Cina – che rappresenta una parte rilevante del pianeta- veniva accettata nel WTO (Word Trade Organization), consacrando l’idea di non creare più barriere doganali tra quel paese – con una capacità immensa di manodopera e di produzione – e la parte del mondo  opulento.

  La politica.  Il mondo uscito dalla seconda guerra mondiale era ben diverso da quello che possiamo vedere oggi. In Europa, e specialmente in Italia regnava l’ottimismo, la voglia di fare e di ricostruire; in quel clima prese vigore l’idea di “unire” i paesi europei per vivere d’amore e d’accordo in un mondo dorato. Come spesso accade quando la vita diventa sempre più agiata, nelle società europee crebbe il desiderio di conquistare più diritti, mentre diminuiva l’attenzione verso i doveri. I partiti della sinistra, a quel tempo sui binari della ideologia, erano i paladini dei diritti dei cittadini. Diritti che riguardavano salari, ferie e quanto altro facente parte della sfera economica, o di sicurezza sul lavoro. Il periodo delle rivendicazioni sindacali segnò specialmente in Italia  l’intero percorso dello sviluppo economico impetuoso seguito dal rallentamento e poi dalla stagnazione: quali che fossero le cause, l’inizio del declino coincise con l’ingresso nell’ euro, la moneta unica.  Il vento della globalizzazione, accompagnato da quello dell’ecologia che introduceva severi limiti alle emissioni delle industrie, determinò l’ inizio delle “delocalizzazione” dell’industria; processo favorito dal gigantismo delle aziende. La produzione dei beni si trasferisce la dove vi sono migliori condizioni e dove le restrizioni ecologiche sono più accomodanti. E’ facile immaginare l’entità del danno al tessuto sociale di alcuni paesi.

 Tradizionalmente, i partiti della sinistra o gli stessi sindacati avevano sempre avuto la “classe operaia” come la punta di lancia nella lotta contro il capitalismo. Forse la dispersione di una classe operaia combattiva spinse i partiti della sinistra a cercare altre categorie da difendere. Quale che sia stata la causa, sta di fatto che i diritti da difendere sono diventati quelli di minoranze che vivono nella società, gruppi che tradizione e costumi tendono ad emarginare: migranti, omosessuali, soggetti LGBT.

   Un frutto avvelenato della globalizzazione e della facilità nelle comunicazioni, è stata la “migrazione” di persone provenienti da paesi poveri o in difficoltà, che si spostano in modo più o meno avventuroso in paesi ove credono si possa trovare il benessere. Sfruttando una legislazione nata per proteggere internazionalmente i perseguitati politici, una pletora di disperati senza arte né parte, si avventura per sbarcare in paesi dove crede di trovare l’Eldorado.  E’ facile immaginare le conseguenze di un simile fatto: migliaia di senzatetto accampati nelle città, o peggio arruolati nello spaccio o nella prostituzione. Solo ora, dopo anni di cecità, insieme al vento che gonfia le vele ai partiti conservatori, è cominciata in vari paesi europei una certa resipiscenza, anche a causa di pressanti problemi di pubblica sicurezza.

  La scuola. I guai  nel mondo del lavoro in Europa – delocalizzazione dell’industria, crescita smodata della finanza, concorrenza selvaggia, solo per considerarne alcuni – trovano riscontro ed un perverso parallelismo  nella educazione dei giovani. La scuola, in passato uno dei due pilastri sui quali poggiava la formazione,  ha completamente perso ogni funzione educativa.  La disciplina, prerequisito per il successo formativo, è una virtù sconosciuta. Quasi quotidiana è la notizia di insegnanti aggrediti fisicamente da studenti, o da genitori di questi ultimi. La “promozione”, una volta da raggiungere a fatica, è diventata un “diritto”, al pari dei molti altri. I tribunali amministrativi sono pronti ad emettere sentenze di promozione nel caso venga in mente a qualche docente di disattendere le aspettative. Questa situazione, protrattasi e peggiorata negli ultimi cinquanta anni ha creato un mondo di ignoranti, facile preda della propaganda e di pifferai magici. Come se tutto ciò non bastasse,  le scuole medie superiori sono utilizzate per indottrinare i giovani; i libri delle materie adatte allo scopo sono veicoli di un credo che è basato sulla avversione alla società industriale, al mercato ed alla concorrenza: le cause di ogni male, dallo sfruttamento dell’uomo alla devastazione del pianeta. E le stesse farneticazioni green sono presentate come una evoluzione ineluttabile, per la salvezza del pianeta. 

  La società. La famiglia, da sempre incaricata della educazione dei figli, ha rinunziato a questa sua funzione; molte le cause, che vanno dalla perdita del ruolo di “capo famiglia” alla necessità di lavorare per entrambi i  genitori ed infine alla esistenza di un ambiente ostile alle regole e ai divieti. Il principio di autorità, che traccia le linee guida dei rapporti familiari come più in generale i sociali, è messo in discussione.  I genitori sono nella maggior parte dei casi gli “amici” dei figli, e non mancano di difenderli in ogni circostanza, come farebbero dei sindacalisti. E’ conseguente che l’educazione non abbia alcun ruolo, e tutto in fondo si ricollega semplicemente al fatto che è  ipertrofica l’ attenzione ai diritti, mentre è scarsa quella ai doveri. I diritti avanzano fino a sfidare il grottesco, come la libertà di assumere per sé il sesso di maggiore gradimento, a prescindere dalle evidenze anatomiche.  La secolarizzazione della società spegne l’interesse per il credo religioso e di pari passo diminuiscono i luoghi di aggregazione promossi dalla Chiesa Cattolica, quali ad esempio, le Parrocchie.  A tutto questo si aggiunge una crescente intolleranza al dissenso: chi non è d’accordo su matrimoni omosessuali, o cambiamenti di sesso per minorenni, non deve esprimere liberamente queste sue opinioni per non incorrere nella riprovazione generale. Siamo così al “politicamente corretto”, che condiziona ogni istante della nostra vita.  Va aggiunto che la comunicazione è diventato il canale attraverso il quale tutte le idee facenti parte della correttezza politica vengono veicolate e somministrate ai cittadini a reti unificate e dai giornaloni compiacenti.

   La comunicazione. Nello scenario che abbiamo cercato di rappresentare, ha fatto irruzione una novità , che ha rivoluzionato il modo di vivere e di concepire i rapporti sociali. La “comunicazione” è diventata – forse a seguito del progresso tecnico che le ha donato straordinarie possibilità – protagonista nella organizzazione della società. Nel quotidiano, siamo accompagnati dalle notizie che ci arrivano in tempo reale attraverso il telefonino; sono nati i “social”, ai quali possiamo affidare i nostri pensieri. Impadronirsi dei mezzi di comunicazione, condizionarli, filtrare le notizie significa avere un potere immenso, al confronto del quale i monarchi assoluti o i dittatori del passato potrebbero essere considerati quasi impotenti.   Non per nulla, il ruolo primario della comunicazione, è stato affermato anni fa dalla fantasia di George Orwell.

  Il ruolo ipertrofico della comunicazione ha portato alla nascita di strani soggetti come gli “influencer”. E’ diventato di capitale importanza saper comunicare, mentre è secondario il valore intrinseco della comunicazione. I rappresentati politici possono non agire negli interessi del Paese, ma è essenziale che sappiano fare discorsi dal suono piacevole: verità e coerenza  sono pregi poco remunerativi in termini di consenso.  Chi fa politica, per essere apprezzato, deve essere un po’ influencer. Proprio in omaggio alla comunicazione la lotta politica si manifesta spesso non discutendo sulle azioni che vengono svolte , ma sulle dichiarazioni dei vari personaggi, che vengono attentamente esaminate per vedere se rispondono alla “correttezza politica”.  Non c’è quindi da meravigliarsi se la disaffezione alla politica e la diminuzione dei votanti sono  in continua crescita.

  Arriva il 2019. In un occidente sonnolento, che sta sperimentando e digerendo  tutte quelle novità alle quali abbiamo fatto cenno, si presentano alla fine dell’anno negli ospedali alcuni casi di una “polmonite virale”, con caratteristiche lievemente diverse da malanni simili comparsi nel passato.  Pochi giorni dopo, all’inizio del 2020, arriva la notizia di una epidemia proveniente dalla Cina: si tratta di una malattia virale nuova, della quale è incerta l’origine. L’Europa è uscita da poco da una crisi economica, importata dagli USA, alla quale la Banca Centrale Europea ha dato una risposta capace di salvare la moneta comune, ma anche di creare le premesse di inflazione. In Italia, c’è un Governo (Conte II)  sostenuto da Democratici, cespugli della sinistra e 5stelle, questi ultimi reduci del Governo Conte I; senza timore di smentita, posso dire che si trattava del peggior governo sperimentato dall’Italia dalla unità in poi.

  Dopo la notizia della epidemia, si sono susseguite le smargiassate del Governo, che dalla bocca di Conte faceva sapere che l’Italia era pronta ad affrontare la tempesta. A reti unificate abbiamo conosciuto gli “scienziati  catodici”, che dichiaravano che avrebbero spezzato le reni all’epidemia. Personaggi della sinistra organizzavano avvenimenti per minimizzare; il Presidente della Repubblica, interprete solerte dei sentimenti “popolari”, andava a visitare le scuole frequentate da bambini cinesi. Il Governatore della Lombardia, che aveva osato presentarsi con la mascherina in una televisione, venne ridicolizzato da tutti i benpensanti.  Dopo poco, in alcune zone della Lombardia cominciarono a contarsi numerosi morti: il Governo perse la testa e non sapendo cos’altro fare, pensò bene di “chiudere” ogni attività, e di relegare le persone in casa. L’atteggiamento dei media cambiò di colpo; dalla euforia dell’ottimismo si passò alla paura.  In televisione ogni giorno, alle ore 18, andava in scena una macabra rappresentazione sul conteggio dei morti, recitata da alcune “autorità” con voce funerea. L’apice del terrore venne raggiunto con la trasmissione di una colonna di camion militari che trasportava le bare dei caduti. Non descriverò in dettaglio le infinite contraddizioni che hanno segnato il comportamento e quanto fatto dal Governo per contrastare la pandemia (dichiarata tale dall’OMS); mi soffermerò sulla avventura della “vaccinazione”, che ha segnato una svolta nel corso sociopolitico della nostra epoca.  

   Con la premessa che ciascuno può credere che quanto avvenuto faccia parte di un unico disegno criminoso, oppure può ritenere che si tratti di una serie di eventi non necessariamente parti di un unico piano, parleremo della  “campagna vaccinale” e della sua preparazione, considerando quanto avvenuto in Italia. Nella prima fase, il terrore che veniva sparso a piene mani poggiava sul credo che il morbo incombente fosse sconosciuto e letale. Non vi erano quindi cure adeguate ed era da evitare comunque il contagio. Pertanto, venivano sconsigliate le visite domiciliari, e, nell’impossibilità di soccorrere i malati, veniva a questi consigliato di assumere Tachipirina – per abbassare la febbre – e rimanere in “vigile attesa”. Attesa che, con l’aggravarsi dei sintomi – l’ insufficienza respiratoria  –  portava spesso al ricovero in terapia intensiva con alta probabilità di decesso. Le stesse autopsie, che sono strumenti indispensabili per capire i danni che portano al collasso dell’organismo, vennero sconsigliate, forse anche in questo caso per non mettere a rischio il personale sanitario. Va altresì chiarito che parlare di “consigli” sa alquanto di eufemismo; in campo medico, “consigliare” da parte delle “autorità” (Ordine Professionale, Ministero Salute, ISS) significa che il medico, comportandosi diversamente, assume in prima persona i rischi se tutto non va come atteso.  Non si sa bene come (le versioni sono mutevoli), la decisione di acquistare dei vaccini venne “centralizzata”, delegando la Commissione Europea. Con una trattativa opaca, condotta personalmente dalla Van Der Layen, vennero acquistate le dosi di un vaccino ancora in fase sperimentale, in quantità pari a tre o quattro volte il numero dei cittadini europei.

  Le prime dosi varcarono la frontiera accompagnate dalla speranza dei cittadini, terrorizzati dalla diffusione di un morbo ritenuto implacabile. Ebbe così inizio la “campagna vaccinale”estesa a tutti i cittadini, di ogni età, e senza considerare possibili controindicazioni. La pressione sui cittadini per “convincerli” a vaccinarsi comunque, in qualsiasi condizione, fu eccezionale: verità e buonsenso furono travolti, a partire dalle massime autorità dello Stato. “Se non ti vaccini muori o fai morire”, frase celebre pronunciata dal  più osannato ed applaudito Presidente del Consiglio della storia della Repubblica, mentre le autorità sanitarie sapevano benissimo che il “vaccino” non evitava il contagio. Virologi catodici, giornalisti, sindacalisti, opinionisti facevano a gare per lanciare anatemi contro i no-vax o “negazionisti”. Mai in altre occasioni  la Scienza era stata citata così spesso e così a sproposito.

Oggi  non siamo ancora in grado di capire, e di fare un bilancio sui risultati ottenuti dalla “campagna vaccinale”. Infatti, continua imperterrita la pressione sui medici perché impongano ad una ampia platea i  vaccini Covid, anche se un lavoro pubblicato da un ricercatore dell’ISS, nel quale vengono raccolti molti dati, conclude che questi vaccini vanno usati con prudenza. Nei canali di informazione alternativa circolano notizie che farebbero pensare che la vaccinazione di massa sia stato un grave errore: in qualche fortunato paese (Romania), dove la vaccinazione è stata quasi inesistente, le “morti improvvise”, in numero anomalo nei paesi con alta vaccinazione, sono in numero “normale”.  Sempre da fonti “alternative” si legge che le “morti improvvise” di sportivi nel mondo è passato da qualche decina l’anno, a più di millecinquecento. 

 Dopo la pandemia. I fatti che abbiamo descritto, osservati  nel nostro Paese, ma sostanzialmente riferibili al mondo occidentale, hanno segnato la cronaca degli ultimi decenni.  L’insieme di questi fatti, con la ricchezza concentrata in poche mani che possono esercitare una funzione di guida, la possibilità di controllare i mezzi di comunicazione – veicolando le notizie utili a “convincere” ed a censurare le dissonanti – hanno creato nel mondo occidentale un coacervo di idee e di obblighi che costituiscono una specie di gabbia solo all’interno della quale è possibile muoversi  senza tema di censura.  La pandemia con il corteo dei provvedimenti irragionevoli e l’imposizione di un vaccino più pericoloso che inutile, ha dato la dimostrazione palpabile di come facilmente sono condizionabili le masse dei cittadini se si organizza una campagna ben orchestrata. Abbiamo avuto noi tutti la dimostrazione che il mondo di Orwell, da questo scrittore magistralmente descritto nel suo romanzo (1984), può realmente esistere. Un’altra “verità”, imposta attraverso i mezzi di comunicazione, è l’anidride carbonica come gas colpevole del riscaldamento globale e di ogni altro guaio che si ritiene, a torto od a ragione, collegato all’aumento delle temperature. Questa “verità”, che ha basi scientifiche fragilissime, è portata avanti con una protervia ed un impiego di mezzi, che sono comprensibili solo se messi in relazione con i profitti che pochi ne trarranno. Non c’è trasmissione televisiva o articolo di quotidiano che tratta argomenti collegabili in qualche modo al clima che non faccia menzione della tragedia che incombe su tutti noi. Naturalmente con qualche rarissima eccezione, facente parte della informazione “alternativa”. Tutto questo ha permesso di imporre in Europa nuovi stili di vita che vanno dall’auto elettrica alle case green, senza tenere conto dei sacrifici da affrontare.

    Che il mondo si sia avviato su una strada che porta alla privazione delle libertà dell’individuo è evidente dalla pressione delle autorità per arrivare alla informatizzazione di ogni azione quotidiana: dipendere da uno strumento che si porta in tasca, che può essere disattivato da remoto o semplicemente guastarsi, significa mettere in mani altrui la propria libertà. Sintomatica è la campagna che viene fatta per snidare e tacitare le “fake news”, la cui falsità deriva spesso dal fatto che la notizia non supporta o non corrisponde a quello che viene propagandato a reti unificate. La Commissione Europea, centro attivissimo nel comprimere la libertà degli europei, ha un programma – Digital Services Act – per tenere sotto controllo i mezzi di comunicazione, principalmente i social, mezzi nati proprio per esercitare la libertà di esprimersi. Tutte cose sperimentate durante la pandemia: MarK Zukenberg, il “patron” di facebook ha confessato di avere ricevuto pressioni da alti funzionari del governo per cancellare critiche ai vaccini ed alle vaccinazioni di massa. Anche a me è capitato di vedere cancellati interventi nei quali esprimevo critiche sui vaccini: il grottesco era che ciò avveniva anche su un blog tenuto da un giornalista che si professa liberale.

  Sono molti anni che la libertà dell’individuo si va restringendo; piccoli fatti quotidiani, come la necessità di registrarsi  per fare acquisti in rete, rivolgersi al “servizio” per avere un pezzo di ricambio dell’elettrodomestico; per poi non parlare dell’uso del computer che comporta la continua sudditanza ai fabbricanti dei softwares indispensabili. Ma i sacrifici maggiori sono necessari sul piano delle idee: non esiste la libertà di credere in idee o sentimenti “personali”.  Per comprendere  come esista una unica narrazione alla quale tutti devono aderire per non essere marginalizzati, basta esaminare gli argomenti più caldi della vita quotidiana. I rapporti internazionali, ora chiamati geopolitica, sarebbero in sostanza  regolati – secondo la narrazione – da morale e carità; tuttavia, basta un semplice esame per  comprendere come questi principi, una volta del tutto assenti, vengono invocati a seconda della convenienza. Tipico esempio, l’Europa sarebbe impegnata in una guerra santa contro la Russia, combattuta per procura, per liberare il mondo  dalla presenza di un feroce dittatore; in realtà sta facendo gli interessi economici degli USA e del grande capitale americano, a danno della propria economia.  Alla “crisi climatica”, un totem dall’uso universale, abbiamo già fatto cenno: su questa crisi si alternano nelle televisioni gli scienziati a tassametro che trattano ossessivamente di sciagure presenti e future causate dal “riscaldamento globale”. Le migrazioni di massa, legate a motivazioni economiche, vengono giustificate dal miscuglio di buoni sentimenti che vanno dalla carità alla necessità di espiare le colpe del colonialismo; in realtà queste migrazioni sono volute e pilotate da speculatori che prima lucrano sul trasporto e poi sulla presenza nei paesi benestanti di disperati, pronti ad accettare condizioni di lavoro disumano, rendendo sistematico lo sfruttamento. Entrando nel’ambito delle idee che riguardano direttamente la persona, abbiamo anche qui una narrazione unica.  L’uomo bianco, con il suo passato di dominio del mondo, è la fonte di tutti i mali. La sua storia è fatta di prevaricazione e violenza sui propri simili e sull’ambiente, che è stato devastato dalla sua opera. Ebbro di potere, ha reso schiave anche le donne, che hanno dovuto lottare per la loro emancipazione. La consapevolezza dei crimini passati, il desiderio di espiazione sono parte essenziale dell’atteggiamento “woke”, ingrediente indispensabile della “correttezza politica”. Cancellare monumenti e vestigia del passato sono manifestazioni  conseguenti. Così, sparsi in tutta Europa sono centinaia gli episodi di vandalismo a danno di chiese cattoliche: la “scristanizzazione”, anche grazie al carburante dell’islamismo avanzante, procede spedita.

  Un raggio di luce. Siamo ancora alla prima parte del XXI ed il mondo occidentale si trova in una “selva oscura”;  una sorta di cupola domina (o vuole dominare) le sorti del mondo. La libertà dell’individuo si restringe ogni giorno; questo vale in tutti i paesi , sia gli autoritari come i sedicenti democratici, cioè gli occidentali. Qualcuno comincia a rendersi conto che la globalizzazione comporta molti inconvenienti ed il ruolo degli USA quale unica potenza dominante è messo in discussione.

   Fortunatamente (?) qualcosa che interrompe bruscamente il flusso degli eventi: uno strano personaggio anche in età avanzata, con un ciuffetto rossiccio, viene improvvisamente scelto per diventare il 47mo Presidente degli USA, cioè del paese che ha ancora il più potente esercito al mondo. Cosa che, malgrado tutti i buoni o ipocriti sentimenti che fanno parte della narrazione, ha sempre grande importanza.

  Tutti si sono chiesti “come mai?”; come ha fatto Trump a vincere con un buon margine, malgrado fossero schierate contro di lui quasi tutte quelle forze che comandano nel mondo? Forse quello che è accaduto è spiegabile con la logica antica ed anche la più semplice; la misura era colma, e troppi non ne potevano più di essere danneggiati, sentirsi raccontare frottole e convinti ad applaudirle.  Negli Usa, un paese che molti nostri “intellettuali” ritengono rozzo e di scarso intelletto, è però strumento comune il buon senso. Semplici agricoltori, operai, minoranze etniche, ne hanno avuto abbastanza di sentirsi ripetere molte delle sciocchezze che abbiamo qui raccontato; di sentirsi dire che bisogna accogliere i clandestini; che dobbiamo soffrire il freddo per risparmiare l’energia e fabbricare auto elettriche che pochi comprano, accettando tutti i sacrifici per salvare il pianeta.  Alla fine si sono ribellati ed hanno votato in massa “contro” una élite che fa di tutto per condizionarli con la narrazione e privarli del benessere.  

  A giudicare da  quanto accaduto nei pochi giorni trascorsi dalle elezioni, che hanno consacrato il trionfo di Trump, dobbiamo ritenere che nel mondo c’è stata una brusca frenata nella china dove stavamo scendendo sempre più velocemente. La raffica di nomine fatte dal neo Presidente,  specie nel campo della Sanità, giustificano quanto stiamo scrivendo. Tutti i dirigenti di istituzioni, collusi durante la pandemia con Big Pharma, che hanno coltivato gli interessi di queste ultime piuttosto che tutelare i cittadini, sono stati rimossi e sostituiti con persone di sicura integrità.  Finalmente, un po’ di luce nelle tenebre; vedremo in futuro se le attese saranno almeno in parte soddisfatte o deluse, come avviene spesso quando si assiste al seguito di qualcosa che appare una svolta. 

  5/12/2024

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