Rosario Nicoletti
PRIMA E DOPO
La data del 22 Marzo 2026 rimarrà impressa nella mia mente nei pochi giorni (o mesi, o anni, chissà) che mi restano di vita. Il risultato del referendum sulla Giustizia, la solenne bocciatura della riforma approvata dal Parlamento, è deflagrata nella mia vita con una violenza che ha pochi riscontri nella mia lunga permanenza in questo mondo. Questo è potuto accadere per il fatto che, contrariamente alle mie abitudini, che sono quelle di un pensionato che ritiene ininfluente partecipare alle vicende politiche del mondo, mi sono gettato nei social dove imperversava la battaglia per essere testimone di un provvedimento importante per il futuro del Paese.
La mia esistenza è stata contrassegnata da una presenza nella vita politica e associativa -un aspetto particolare della nostra società – della quale sono pochi ad interessarsene. La maggioranza vive isolata dai problemi che investono la collettività: per affrontarli viene delegata una minoranza di cittadini attraverso le votazioni e con la mediazione dei così detti “partiti” o associazioni. A differenza di quella maggioranza, io mi sono sempre occupato di politica in modo attivo, sia seguendo gli avvenimenti, come partecipando, in misura compatibile con il lavoro, alla organizzazione di partiti o associazioni.
Come accade ad ogni altro essere umano, nella mia vita si sono alternate gioie e dolori; il mio rapporto con la evoluzione politica e sociale del paese è stato accompagnato nei primi decenni dalla gioia di vedere costanti progressi, mentre nel seguito e fino ad oggi non ho potuto assistere ad altro che un inarrestabile declino. A differenza di quello che suggeriscono i dati economici, il declino del Paese, inteso come lo smarrimento di obbiettivi condivisi e l’acuirsi dei contrasti sociali, è cominciato negli anni ’70. All’epoca, la crisi si è protratta per oltre due decenni ed era dovuta ad una varietà di fattori che si sono tra loro sommati e potenziati a vicenda. Veniva sostituita la vecchia classe dirigente, quella che aveva traghettato l’Italia dalla devastazione alla ricchezza economica; in tutta Europa era nata l’epoca dei “diritti”, mentre si allentavano gli obblighi verso i doveri; Il partito, la DC, che aveva governato e che aveva lucrato sulla paura del Comunismo, andava ad esaurire la forza propulsiva, avendo perso infine il suo naturale “nemico”; le scuole di ogni livello erano venute a compromessi sulla loro capacità di selezione. Sempre in quel ventennio si affacciavano le sirene dell’europeismo: il sogno di alcuni intellettuali, coltivato dai grandi personaggi politici dell’immediato dopoguerra, cominciava a dare i suoi frutti. Per diversi motivi che sarebbe troppo lungo analizzare, il sogno europeo venne ridotto ad una convergenza economica dei diversi Stati. E per ridimensionare l’economia italiana, che con la sua vitalità minacciava quelle degli altri paesi, si misero insieme una serie di azioni – il divorzio tra Tesoro e Bankitalia, privatizzazioni delle imprese pubbliche – che, si disse, preparavano al paradiso della moneta unica, che avrebbe creato finalmente all’Italia quel “vincolo esterno” evitando il suo ruolo di spensierata cicala in un mondo di operose formiche. Moneta unica che venne poi realizzata con l’ingresso nel nuovo millennio.
All’inizio degli anni ’90 c’erano tutte le condizioni per un “colpo di stato”, se così può definirsi l’improvvisa sostituzione della classe che governa. In realtà, nel precedente ventennio si erano esaurite molte delle condizioni che avevano favorito la governabilità. Con lo smantellamento del muro di Berlino (1989) aveva fine il pregiudizio che aveva escluso il PCI dal governo; finiva la politica dei blocchi contrapposti. Fu così che un “mariuolo” (così definito da Craxi) tale Mario Chiesa, a causa di una tangente ricevuta in qualità di Presidente del Pio Albergo Trivulzio venne arrestato in fragranza; era il 17 Febbraio del 1992 e questo diede l’inizio alla stagione di “mani pulite”. Questa imperversò per qualche anno, ridisegnando la vita politica ed i rapporti tra i poteri dello Stato: travolse i partiti tradizionali, alcuni dirigenti di aziende, imprenditori ed anche qualche grande impresa. Ebbe un occhio di riguardo per il PCI, che, molto pudicamente dopo poco entrò in una girandola di nomi, per poi finalmente fermarsi al nome (PD) che porta oggi. Da questo vero bagno di sangue – si contano morti per suicidio, vite distrutte, immensi danni all’economia – si sperava di uscirne un po’ più onesti e con la forza per “ricostruire”. (vedere la voce “Mani Pulite” in Wikipedia). Queste speranze vennero deluse: gli uomini politici di un tempo vennero sostituiti poco a poco da personaggi improvvisati, la cui unica capacità era quella di comunicare frottole con un linguaggio forbito.
Il vuoto di potere che si era realizzato con la distruzione di partiti tradizionali da parte della magistratura – che aveva però “salvato” il PCI – era sul punto di essere colmato dagli eredi dei comunisti. La comparsa di un personaggio, Silvio Berlusconi, che avrebbe fatto parlare di se nei successivi decenni, fece naufragare questo disegno. Gli anni che seguono sono caratterizzati dalla lotta senza quartiere che la magistratura, divenuta braccio armato di una nuova sinistra raccolta intorno agli eredi del PCI, ha condotto contro la persona di Silvio Berlusconi, in pratica impedendogli di governare senza avere continuamente i bastoni tra le ruote.
Ma i guai per l’Italia non sono arrivati solo dalla politica. Il “vincolo esterno” (osannato ed accarezzato dai profeti della moneta unica) si è manifestato giorno per giorno nei decenni che abbiamo trascorso nell’euro con una assoluta puntualità. Abbiamo seguito ogni direttiva ed ogni indicazione proveniente dall’Europa con perfetta obbedienza. Abbiamo dato corso a concorrenza e privatizzazioni quando erano a nostro danno, mentre ci è stata sbattuta la porta in faccia quando abbiamo cercato di avvalerci di tali “opportunità”. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: da trenta anni l’Italia non cresce. Però contiamo ancora di salvare il mondo dal surriscaldamento (causato dalla CO2) coprendo le campagne di pannelli solari, pale eoliche ed acquistando automobili dalla Cina.
Lentamente, ma inesorabilmente, il Belpaese affonda: pressata da una parte dall’immigrazione clandestina ed ingessata dalle burocrazie autoctone ed europee non può esprimere le sue potenzialità, ma deve subire l’iniziativa degli altri Paesi che agiscono invece molto più liberamente. La distruzione della scuola pubblica si è completata negli ultimi anni anche per l’apporto di “studenti” provenienti da altri paesi che non conoscono la lingua italiana. L’ignoranza dilaga senza freni: per rendersene conto e valutare la consistenza di un tale disastro basta leggere commenti ed interventi di semplici cittadini sui social. Su 10 commenti, i pertinenti sono uno o due; tutti gli altri sono dettati da pregiudizi o dalla ripetizione di frasi fatte, senza attinenza con quanto da commentare. Come è stato argutamente detto, non è solo un problema di diffusa ignoranza, ma il fatto che questa non è accompagnata dalla consapevolezza.
Le prove generali sulla ignoranza ed incapacità di ragionare (si legga in proposito “Segmenti e Bastoncini” del mai abbastanza compianto Lucio Russo) si sono realizzate con il Referendum per confermare la nuova legge sull’ordinamento della magistratura. Lo spettacolo al quale si è assistito da parte di chi ha ancora un minimo di raziocinio è stato tragico. Un quesito, che pur avendo un contenuto tecnico era di una semplicità assoluta – se era desiderabile una magistratura priva da condizionamenti esterni – ha avuto per sorte quella di essere completamente “rovesciato”. La nuova legge avrebbe asservito la magistratura alla politica; esattamente il contrario di quello che avrebbe prodotto. Questo messaggio, falso e distorto, è passato a furor di popolo; l’incredibile è accaduto; opinionisti di successo, personaggi della cultura sono diventati i paladini di una tale falsità. Quei pochi personaggi di spicco che sono rimasti fedeli alla Verità hanno manifestato la loro approvazione con voci sempre più flebili nella composita marea urlante il falso.
Questo spettacolo è stato un vero trauma nella mia vita, oramai giunta al crepuscolo. Quando le menti sono corrotte al punto che non esiste più Verità, quando non si percepisce il confine tra follia, ignoranza, opportunismo, si tratta di una società che ha perso completamente le ragioni della sua esistenza. Inutile e frustrante agire con l’idea di difendere l’interesse collettivo.
25/05/2026


