Rosario Nicoletti

LA TRAGEDIA DI USTICA

     Il circo mediatico che si è attivato sulla tragedia di Ustica ha provocato un polverone che ha oscurato la verità, facilitando le scorribande degli avventurieri dell’informazione. Tra i pochi a difendere la verità vi è Carlo Giovanardi, ex Parlamentare; va menzionato inoltre il libro di Antonio Bordoni (Ustica- il relitto parla) quale indispensabile lettura.  Dico tutto ciò con cognizioni di causa, avendo seguito il caso Ustica sin dalle origini, ed avendo poi partecipato ai lavori della Commissione Misiti, in qualità di chimico insieme ad altri due Colleghi. Quella Commissione, formata da esperti di diversa estrazione, aveva a mio avviso il torto di non avere un unico vertice in grado di valutare e di filtrare i pareri e le ipotesi che venivano formulate dai singoli componenti, dalle “sottocommissioni”(in una delle quali mi trovavo io stesso) o da esperti arruolati al bisogno. Il tutto veniva riferito al Giudice Priore – allora “Giudice Istruttore” – che essendo il Peritum Peritorum avrebbe dovuto trovare la sintesi dei lavori della Commissione.  Facendo una breve rassegna dei risultati, posso dire che i dati a disposizione (ricostruzione di gran parte del relitto, posizione dei resti sul fondale etc) permisero di conoscere perfettamente la dinamica del disastro (in che modo ed in quale sequenza l’aereo si era frammentato), mentre nessun elemento costituiva una prova della causa scatenante l’evento.  Ipotesi come l’abbattimento per missile o collasso della struttura vennero scartate perché in contrasto con i fatti riscontrati. Le due ipotesi che rimasero plausibili per la mancanza di dati contrastanti erano la “quasi collisione” e l’esplosione interna. La prima era patrocinata dall’Ing. Carlo Casarosa e da un tecnico tedesco (Manfred Held) con diversi passi acrobatici, come il rigetto della presenza di esplosivi sulle valige, riscontrata in più perizie chimiche; la seconda era quella preferita da tutti gli altri componenti la Commissione.  Per scegliere tra queste due ipotesi venne poi fatta una perizia esplosivistica, ricostruendo l’ambiente della toilette e facendo deflagrare un ordigno in modo da valutarne gli effetti. 

  Questa simulazione, impostata in modo doppiamente errato (come specificherò più avanti), servì a fuorviare il Giudice ed alcuni componenti la Commissione, piuttosto che confermare l’ipotesi della bomba nella toilette formulata dall’Ing. Taylor, esperto di disastri aerei, membro della Commissione. Ero presente quando l’ingegnere presentò la sua ipotesi, mostrando come era possibile mettere nell’intercapedine della parete a fianco del dispenser della carta igienica un piccolo fagotto esplosivo. L’esperimento ideato dal Dott. Brandimarte – simulare con l’uso di una carica esplosiva in una toilette uguale – sarebbe dovuto servire a dare la conferma (o l’esclusione) della bomba quale causa del disastro.

  La bomba confezionata nella prova era una vera bomba (esplosivo in quantità confinato in un contenitore rigido), mentre ragionevolmente la “bomba” della toilette era nel caso reale un semplice cartoccio di esplosivo incapace di dare una potente onda d’urto, ma di produrre una fiammata in grado di creare un largo foro nella parete dell’aereo, che si sarebbe poi distrutto per l’aria che entrava alla velocità di 900 Km/ora. Quello che era avvenuto sull’aereo a 9000 m di quota, con la depressione improvvisa e l’aria che sferzava l’aereo danneggiato non era riprodotto (e neppure riproducibile) nella simulazione.

   Immaginando la “bomba” come piccola e maneggevole (facile da confezionare e da posare) tutti i dettagli che appaiono contradittori vanno al loro posto. A cominciare dalle cerniere della porta della toilette, che risultano forzate da una pressione esterna al vano, piuttosto che dalla pressione interna, causata dalla bomba. E questo è coerente con la perdita della pressurizzazione della toilette, visto che alla quota del volo la pressione esterna era di circa 0,5 atm.

  Da qualche anno l’emittente televisiva Focus trasmette programmi con il titolo “Indagini ad alta quota”, nei quali, dopo una breve rappresentazione di un incidente aereo, vengono riportati i lavori della commissione che studia le cause dell’evento, spesso catastrofico. In questi programmi viene specificato che si tratta di fatti realmente accaduti. La tragedia di Ustica è stata riportata nella versione che chiamiamo per semplicità “Taylor”: la catastrofe è stata causata da una bomba nella toilette, e la commissione che indaga simula l’evento con una piccola carica esplosiva, e quello che avviene conferma l’ipotesi della bomba interna.  Il fatto curioso è che esiste una differente versione di quella tragedia, sempre come programma televisivo, trasmesso da RAI storia il giorno 27 Giugno 2020: in questo programma vi è la voce dell’Ing. Casarosa (o chi per lui) che illustra i risultati di una esplosione nella toilette ricostruita ad hoc (secondo lui avvenne “un macello”); il “disastro” provocato dalla bomba nella simulazione porta ad escludere l’esplosione quale causa del disastro.  

   Molti anni fa lessi un commento nel quale si diceva che gli italiani hanno un particolare rapporto con la verità. Questa non ha un valore assoluto, ma è di volta in volta plasmabile, e finanche aggiustabile al bisogno. Era una considerazione molto arguta, sulla quale va fatta una riflessione in molte circostanze.  Un magnifico esempio è la tragedia di Ustica: il partito dei dietrologi, degli amanti delle cospirazioni, di coloro che sono certi delle più complicate macchinazioni e che hanno prodotto una serie di verità giudiziarie contraddittorie tra loro non si sono arresi dopo quaranta anni.

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