Rosario Nicoletti

FANATISMI CLIMATICI

   Talvolta mi chiedo se i fanatismi religiosi che hanno insanguinato il mondo in secoli ormai lontani non siano in ultima analisi una esigenza degli uomini in cerca di una stella polare che indichi la strada da percorrere ed i conseguenti comportamenti. Se guardiamo al passato più recente, le dittature che sono prosperate nel ventesimo secolo hanno svolto lo stesso ruolo delle religioni nei secoli passati: hanno spinto gli uomini ad ammazzarsi a vicenda con la scusa di realizzare un mondo migliore.

 Usciti dalla seconda guerra mondiale, i popoli dell’Europa – la cui cultura ha dominato il mondo negli ultimi secoli – si sono illusi con l’idea che mai più ci sarebbero state guerre: ma il tarlo del fanatismo con il quale aderire ad un credo capace di mobilitare le masse ha continuato a lavorare sotto traccia.  Si direbbe che la salvaguardia dell’ambiente sia stato il feticcio al quale, nello spegnersi del credo religioso e degli altri valori tradizionali, i popoli dell’Europa si sono rivolti per adorarlo. I primi passi della nuova religione hanno riguardato l”esaurimento dei combustibili fossili, il buco nella fascia di ozono che protegge la terra dai raggi UV, ed infine l’inquinamento. Quest’ultimo, dalle molteplici facce con le svariate possibilità di cavalcarle, ha rappresentato l’occasione per alcuni di erigersi a pastori delle greggi di cittadini, da indirizzare verso obbiettivi nobili.

   All’inizio di questo percorso, nei limiti delle vicende umane, le cose sono andate abbastanza bene; risparmiare i combustibili fossili non è sbagliato, eliminare sostanze che interferiscono con la fascia di ozono è forse inutile (la fascia di ozono si difende perfettamente da sola), ma non fa molti danni; combattere l’inquinamento del pianeta è cosa buona e giusta. Ma gli uomini, e questo è ben noto, non sono tutti santi e dediti agli interessi della collettività; un congruo numero è pronto a mettere le vele al vento, cogliendo le opportunità che le circostanze offrono, per lucrare a spese altrui. Ed è quanto è accaduto a proposito dell’inquinamento dell’aria: è stato “sfruttato” in ogni possibile direzione, cambiando di volta in volta il tipo di inquinamento da combattere.

  Il primo nemico da abbattere è stato il piombo nelle benzine delle automobili. Il piombo tetraetile, la sostanza usata in piccole quantità come additivo per alzare il potere antidetonante dei carburanti, è stato sostituito dai composti aromatici, che si ottengono dai processi di reforming del petrolio grezzo. Ci si è presto resi conto che questo portava un inquinamento dell’aria forse più pericoloso: sono state create le marmitte catalitiche, per le quali era all’inizio monopolio della potente industria automobilistica tedesca. Era nato il tormentone dei vari EURO…1,2,etc., che ci ha accompagnato per molti anni, e ci allieta ancora oggi. Le marmitte catalitiche sono nate, all’origine, per abbattere gli aromatici incombusti nei gas di scarico delle automobili: la crescita tumultuosa dei motori diesel nelle automobili ha portato alla ribalta il problema delle polveri sottili, che sono tipici prodotti della combustione di questo tipo di motori. Chimici ed Ingegneri si sono prodigati per risolvere il problema, ed in effetti hanno trovato soluzioni per quello che riguarda i gas di scarico. Sfortunatamente, o forse per fortuna dei sacerdoti dell’ambiente, le polveri sottili sono comunque un prodotto del traffico veicolare, legato all’usura di gomme e delle guarnizioni di freni: questo consente alle autorità fanatiche del “verde” di proporre sospensioni del traffico, la creazione di zone inibite alle auto e tutte le altre misure che deliziano gli automobilisti nelle grandi città. Per ora, queste autorità fanno finta di non sapere (o forse veramente non sanno) che le mitiche macchine elettriche, escluse dalle restrizioni, sono – rispetto alle polveri – più inquinanti delle tradizionali, perché più pesanti.

  Nel frattempo, sempre a proposito dell’inquinamento dell’aria, maturava una narrazione capace di mobilitare milioni di credenti. Nel 1988 veniva fondato l’IPCC (Intergovernative Panel Climate Change) sotto l’egida dell’ONU, con lo scopo (nobile) di studiare i cambiamenti climatici ed indicare ai governi azioni conseguenti per limitare gli eventuali danni. Il verdetto è stato formulato in breve tempo e continuamente rafforzato da migliaia di studi adeguatamente finanziati: c’è una emergenza climatica, data dal riscaldamento della superficie terrestre la cui causa principale è l’aumento della concentrazione della CO2 nell’atmosfera, a sua volta determinata dalla combustione dei fossili. Ove le emissioni di questo inquinante non dovessero cessare in pochi anni il disastro sarà totale. E’ facile capire come lo spettro di una catastrofe che riguarda l’intero pianeta sia l’arma assoluta per imporre spese ed ogni genere di sacrifici alle popolazioni, opportunamente condizionate per aderire ad un tale credo. Poi, in un mondo globalizzato, a prescindere dalla nobiltà e dalla autenticità degli obbiettivi, se la carovana dei grandi investitori e dei  mezzi di informazione, cioè l’intero “sistema”, si mobilita intorno ad un progetto, questo avanzerà inarrestabile, qualsiasi sia il costo economico e sociale.

  L’indottrinamento delle popolazioni per condizionarle al pensiero unico è stato portato avanti attraverso ogni mezzo di comunicazione, a cominciare dai libri scolastici.  Voci dissonanti, anche se di noti scienziati o di premi Nobel vengono tacitate o ridicolizzate. Chi è scettico sulle sciagure incombenti, viene bollato di infamia come “negazionista”. Degno di nota il fatto che ogni evento naturale sfavorevole viene attribuito alla “crisi climatica”, dotata di una  valenza universale: malattie, morti, suicidi, conflitti, inondazioni, siccità. Il tutto corredato da numeri che si suppone qualcuno abbia calcolato. Come esempio, riportiamo un passo scritto da Fabio Deotto su Fanpage.

Sappiamo, ad esempio, che le ricadute della crisi climatica hanno già colpito l’85% della popolazione terrestre; sappiamo che già oggi il 37% delle morti legate alle ondate di calore sono attribuibili al cambiamento climatico; sappiamo che la crisi climatica è attualmente un’emergenza sanitaria, che incide sull’insorgenza di malattie cardiovascolari e infettive, che esacerba le problematiche psicologiche e influisce sull’aumento dei casi di suicidio; sappiamo che almeno 2 miliardi di persone vivono in luoghi privi di adeguata fornitura idrica e che più di 4 miliardi affrontano situazioni di scarsità idrica per almeno un mese l’anno; sappiamo che la crisi climatica sta compromettendo la produzione di cibo e aumentando il rischio di conflitti, e che per queste ragioni già oggi almeno 20 milioni di persone hanno dovuto abbandonare il posto in cui vivevano”.

  Che si tratti  di un credo religioso, portato avanti da attivisti con ogni mezzo, lo si deduce anche da episodi della vita quotidiana.  Qualche volta leggo gli articoli di un blog, verosimilmente frequentato dalle più lucide menti scientifiche di cui dispone il nostro  Paese.  Vi era un post  che riportava l’accorato appello dell’IPCC ai paesi impegnati nella riduzioni delle emissioni di CO2:  mi sono permesso di suggerire che pur non credendo io all’imminente disastro, l’accorato appello andava rivolto ai paesi che bruciano allegramente carbone e petrolio  (Cina, India, Paesi dell’Africa), visto che l’Europa contribuisce per meno del 10% alle emissioni di gas serra. Qui di seguito la risposta un po’acida del curatore del blog.

Prof Nicoletti ammesso e non concesso che valga la pena rispondere a qualunque intervento le comunico che i tre punti che lei cita sono la BASE della scienza climatologica attuale e che vengono insegnati in tutte le università del mondo, le chiederei dunque di studiarsi un buon testo moderno (ma nemmeno tanto) di fisica del clima; detto questo la informo che negli ultimi 100 anni, ossia nel periodo che ha accumulato in atmosfera il grosso dei gas serra Europa e USA sono stati di gran lunga i principali emettitori; ne segue che voler ora, dopo aver inquinato tutto, scaricare il peso del disinquinamento sulle spalle dei paesi più poveri e che cercano di crescere come abbiamo fatto noi negli ultimi 100 anni, sarebbe non solo una sciocchezza politica ma una cavolata aritmetica; aggiungo che buona parte delle emissioni di India, Cina e altri dipendono dalla produzione di merci che noi abbiamo smesso di produrre per non pagare i costi ambientali e sociali connessi (e indebolire le nostre classi lavoratrici); le consiglio di informarsi meglio prima di spararle così grosse, se no si mette al livello di altri noti negazionisti e disinformatori della rete. In redazione alcuni esimi colleghi mi fanno notare che l’impronta ecologica (calcolata con metodi ormai standardizzati) è al momento per l’Africa (1,41 gha), seguita dall’Asia (1,78 gha) e l’America Latina (2,58) mentre gli USA brillano a 8.22; l’EU non ho una media ma credo sia non meno di 4.5 (il valore italiano). Faccia lei. Ah ultima nota l’effetto della CO2 sulla temperatura è conosciuto da oltre 100 anni (https://history.aip.org/climate/co2.htm).

  A parte l’invito a sottopormi al lavaggio del cervello con la minaccia di essere accusato di “negazionismo”, quello che colpisce di questa risposta è la scarsa coerenza rispetto al problema posto, come appare da due diversi aspetti. Innanzi tutto, nessun essere razionale può dubitare della inutilità dei sacrifici che dovrebbe sopportare l’Europa per portare  a zero l’uso dei fossili (anche ammettendo ciò possibile), visto che essa rappresenta meno di un decimo dell’intero problema.  Nel comportamento degli esseri umani l’insieme di ciò in cui si crede stabilisce i comportamenti e le azioni conseguenti, e queste in ogni caso vengono sempre regolate in ragione della convenienza ed utilità personale o di gruppo . Nel caso invece delle religioni o delle superstizioni il credo determina in modo imperativo i comportamenti  mentre  convenienza  e utilità sono ininfluenti. E’ il caso delle emissioni da CO2, causa del cambiamento climatico. Il fatto che i nostri sacrifici – l’eliminazione delle emissioni con la conseguente desertificazione industriale – siano ininfluenti  sui destini del mondo non è motivo sufficiente per discuterne la utilità. Un secondo aspetto dell’incoerenza è evidente quando si cita (a sproposito) l'”impronta ecologica”, che riguarda il consumo di risorse naturali: noi parliamo della produzione di CO2 da parte di stati, continenti,  e non della”virtuosità” delle popolazioni . In conclusione,  secondo questi sacerdoti del credo climatico, essendo noi  i responsabili  dell’attuale crisi ambientale,  è giusto che ce ne facciamo carico, con tutte le sofferenze  connesse che serviranno  alla redenzione dei nostri peccati.  Anche se il tutto non serve a nulla.  Il quadro di una religione con tutti i suoi fanatismi è perfetto.

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