Rosario Nicoletti

DALLE BANANE ALLE AUTO ELETTRICHE

  Le immagini della rivolta degli agricoltori, con i trattori che invadono le città europee, sono alcuni  degli spettacoli  che la televisione ci ha offerto per diversi giorni. La rivolta è esplosa a seguito delle ultime imposizioni della Commissione Europea, con le quali si impongono una serie di condizionamenti all’agricoltura ed agli allevamenti, già lungamente provati dalla politica degli ultimi decenni della Comunità Europea.

  I provvedimenti  che oggi riguardano agricoltura ed allevamenti fanno parte di un disegno complessivo volto a comprimere le produzioni dei mezzi di sussistenza tradizionali (coltivazione, allevamento, pesca)per sostituirle con alimenti innovativi prodotti in laboratorio od in allevamenti ad alta intensità (carne coltivata, farine di insetti). Le motivazioni sarebbero nobili: le produzioni di cibi tradizionali sono inquinanti, e non sostenibili con l’aumento della popolazione del pianeta. Si tratta delle stesse nobili motivazioni che hanno portato ad intraprendere la “transizione ecologica” che riguarda la produzione dell’energia, la più importante delle materie prime.

  L’invadenza dell’Europa, attraverso  “direttive”  o altri strumenti  legislativi a disposizione della Commissione – che diventano cogenti con procedure più o meno lunghe e tortuose- ha una lunga storia. In pratica, tutto quello che noi acquistiamo – dai cibi alle merci di ogni genere-   è stato oggetto di regolamentazione da parte della Commissione:  regole  imposte con le più svariate motivazioni. Poco a poco, le regole sono diventate sempre più invasive, e le motivazioni sempre più aventi contenuto etico: oggi siamo impegnati addirittura a salvare il pianeta, messo in pericolo dalle cattive abitudini di una popolazione in continua crescita.  Data l’impossibilità di  ricordare l’intero percorso che ha contrassegnato l’interferenza della CE nella nostra vita quotidiana, mi limiterò a descrivere quei primi lontani passi, che illustrano perfettamente come sia cresciuta nel tempo l’ invadenza di questi editti, fino a raggiungere oggi un livello che ha le caratteristiche di un delirio di disturbati mentali.  

   Una trentina di anni fa – tempi nei quali quasi tutti credevano nella partecipazione al Paradiso Europeo – la Commissione prese una iniziativa che a taluni sembrò incomprensibile: le banane da commerciare in Europa dovevano avere determinate misure. In particolare, l’arco “interno”(le banane sono più o meno curve) doveva essere non meno di 14 cm, e non più di 27. Mi sembrò una trovata stravagante e pensai che la Commissione avrebbe fatto bene ad occuparsi di cose più importanti; la certezza sulla misura delle banane non mi sembrava una esigenza sentita dai cittadini europei.  All’epoca era attiva una rubrica – tenuta da un noto giornalista – nella quale i lettori potevano porre delle domande. Manifestai in quella sede i miei dubbi; il giornalista, un fanatico sacerdote dell’europeismo, non ritenne la mia lettera degna di risposta. Dopo qualche tempo lessi un articolo a firma dello stesso giornalista nel quale si illustrava l’utilità di dimensionare le banane per uniformarne il commercio.

  Alla direttiva sulla misura delle banane ne fecero seguito altre, relative a vari ortaggi. Nessuno si occupò di queste imposizioni, anche se esse sembravano poco utili.  Sistemate le banane e gli ortaggi, molti anni or sono la CE emanò una direttiva con la quale le normali lampadine ad incandescenza – straordinaria invenzione di Edison – che avevano per molti decenni illuminato le nostre abitazioni, dovevano cessare di essere prodotte e commercializzate. La motivazione era basata sull’elevato consumo di questi dispositivi, dato che molta energia si disperde in calore. A  quel tempo, era già nota l’illuminazione per fluorescenza, utilizzata in larga scala in uffici, supermercati, locali pubblici. Il rendimento di questo tipo di illuminazione è senz’altro superiore a quello delle comune lampadine, ma sconta una notevole complessità delle apparecchiature necessarie. Le grandi industrie che producevano lampadine si misero all’opera (o forse lo erano già) per mettere in commercio lampadine di dimensioni simili a quelle a incandescenza  o comunque compatibili per provvedere alla sostituzione.  Ancora oggi si trovano in commercio queste strane lampadine, per la quali la parte luminosa è una specie di serpentello di vetro, arrotolato in vari modi. Va aggiunto che, per nostra fortuna, la tecnologia ci ha messo a disposizione un nuovo modo di far luce: sono le lampade LED, che hanno un buon rendimento senza i difetti di quelle a fluorescenza.  La strage delle lampadine tradizionali ordita dalla Commissione merita un commento: nelle operazione di questo genere vanno valutati benefici ed inconvenienti. L’economia di energia riguarda una fascia minima dei consumi di energia elettrica: l’illuminazione delle abitazioni non può essere paragonata ai consumi dell’industria e dei trasporti. Poi, va valutato il costo: una lampada a fluorescenza costa non meno di cinque volte tanto. Infine, non possono esistere lampadine a fluorescenza delle dimensioni adatte per essere messe in lumi o lampadari antichi, che usano finte candele come porta-lampade.  Come se non bastasse tutto ciò, vi è il problema dello smaltimento: queste lampade contengono mercurio, e vanno considerate rifiuti speciali. Secondo la vulgata, a pensar male  si fa peccato, ma spesso si indovina: nessuno mi leverà dalla testa che una simile obbrobriosa direttiva, della quale non si sono certo avvantaggiati i cittadini europei, è stata pensata ed emanata a beneficio dei produttori del ramo illuminazione.

  Il mercurio, che disperso negli scarichi in milioni di lampadine esauste non aveva  turbato i sonni della Commissione Europea,  lo si è ritrovato al centro della scena per la sua presenza (in quantità infima) in un dispositivo presente in tutte le case: il termometro per la misura della febbre. Tutti conoscono i vecchi termometri nei quali una colonnina di mercurio, racchiuso in un minuscolo tubicino, a seconda della espansione che il bulbo subisce per la temperatura alla quale è esposto, ci indica il nostro stato di benessere o di febbre. Ebbene, questa minuscola quantità di mercurio è apparsa alla Commissione una intollerabile minaccia alla nostra salute: il termometro può rompersi, con la conseguente dispersione di questo metallo tossico nell’ambiente domestico.  Doveva  essere  impedita la fabbricazione ed il commercio di termometri clinici a mercurio. Siamo alle solite: è vero che il mercurio è tossico, ma non in misure tale da esserne intollerabile la presenza in piccolissime quantità. Come conseguenza, oggi possiamo scegliere, per misurarci in casa la febbre, tra dei termometri digitali di basso costo e dal funzionamento quanto mai incerto e dei termometri simili all’aspetto a quelli a mercurio, con un differente liquido, i quali fanno penare per abbassare la colonnina con i classici scuotimenti . Pur riconoscendo che il pensionamento dei vecchi termometri non sia troppo da rimpiangere, veramente vogliamo credere che la abolizione del mercurio ci abbia salvato da intossicazioni? O che l’idea di abolire questo metallo tossico non è funzionale a movimentare un po’ il mercato stagnante dei termometri di uso domestico?

   Col senno di poi, sono propenso a credere che la Commissione, impegnata nel preparare queste stravaganti direttive, faceva i primi esperimenti per saggiare la tolleranza dei cittadini alle imposizioni di organismi sovranazionali che, pur non essendo  titolari di specifiche deleghe, pretendono di imporre regole su quanto è giusto fare.  Questa convinzione nasce dal fatto che la misura delle banane è stato uno dei primi passi di una marcia che è giunta oggi alla pretesa di imporre ai popoli dell’Europa – attraverso i mezzi legislativi di cui dispone –  una vera rivoluzione che investe abitudini  e stile di vita; vanno abbandonate usanze e consuetudini millenarie. L’alimentazione deve essere basata su cibi diversi dai tradizionali, essendo agricoltura ed allevamenti non sostenibili per una popolazione in crescita continua. A causa della crisi climatica, causata dall’uso dei combustibili, l’unica energia utilizzabile deve essere l’elettricità prodotta da fonti  rinnovabili: quindi, via mezzi di trasporto mossi da motori a combustione. Ci si deve curare secondo direttive sanitarie imposte dall’alto, forse privilegiando le vaccinazioni. La vita deve svolgersi in un mondo  non inquinato,  riportato alle condizioni di migliaia di anni or sono: le coltivazioni devono ritirarsi per lasciare le terre incolte, i fiumi non vanno limitati con argini o dighe.  L’assurdità di queste regole  diventa ancora più evidente quando si pensa che ad esse devono attenersi i cittadini europei, mentre il resto del mondo continua (ovviamente) ad essere  libero di fare ciò che ha sempre fatto.

 Difficile capire che cosa pensano realmente i cittadini europei, frastornati e condizionati da una martellante propaganda, diffusa da tutti i mezzi di comunicazione, con la quale si veicola il messaggio che una imminente catastrofe sta per travolgere il pianeta terra; il modesto innalzamento delle temperature medie registrato negli ultimi anni è considerato l’ultimatum che la Natura sta intimando agli esseri umani.  Le poche voci rassicuranti vengono derise o tacitate da un sistema di censura sempre più pervasivo. Vedremo alle elezioni se i partiti che hanno consentito lo sviluppo di un disegno folle, giustificato dalla voglia di seguire un percorso diretto ai giardini dell’Eden, otterranno la maggioranza e potranno così concludere la loro opera di distruzione della società europea.

  Il 2 Maggio 2024

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